PEACE SELLS... (MEGADETH, 1986)

WE ARE THE MEGADETH! Il 1986 è l’anno definitivo per quanto riguarda il thrash metal: dopo le prime fasi di assestamento, le più importanti formazioni della scena statunitense producono nello stesso anno autentici capolavori dal sound ossessivo e malato che sconvolgono gli headbangers di tutto il mondo dando luogo ad un’autentica rivoluzione nel campo del metal estremo; basti pensare a quelli che sono forse i due album ancora oggi più osannati dell’intero movimento thrash: Master Of Puppets dei Metallica e Reign In Blood degli Slayer. I Megadeth, reduci da un Killing Is My Business molto interessante per quanto rovinato da una produzione indecente, non sono da meno, mettendo a segno uno degli album più importanti della loro carriera, 'Peace Sells..But Who’s Buying? '. Il salto stilistico dal disco d’esordio è enorme: Dave Mustaine si distacca definitivamente dalle influenze dei suoi ex compagni di band Metallica definendo quello che sarà il sound caratteristico dei Megadeth degli anni d’oro, e la produzione pur grezza valorizza pienamente la potenza della band. Tutto è terribilmente più tecnico, intricato, curato. Veloce, elettrizzante, strutturato. Anche il songwriting si fa più ragionato, volto non più semplicemente a spaccare i timpani con pezzi veloci e pesanti, ma a tessere atmosfere opprimenti e oscure. Il disco comincia con Wake Up Dead, che mette subito in chiaro ciò con cui avremo a che fare per i resto dell’album: brani dalla struttura elaborata e dai frequenti cambi di tempo, ritmi ossessivi, assoli acidi e taglienti, e la particolare voce di Dave, che esprime con un timbro malvagio e psicopatico tutta la sua rabbia e la sua frustrazione. Suoni malati e decadenti occupano l’introduzione della successiva The Conjuring, che si sviluppa in seguito in un alternarsi di sfuriate martellanti e riff più lenti e squadrati; come sempre un ruolo molto importante è occupato dai meravigliosi assoli, che grazie alle loro scale arzigogolate trasportano il malcapitato ascoltatore in un vortice di disperazione. Nella title track Peace Sells arriva il momento del bassista Dave Ellefson, che ci regala una introduzione semplice quanto geniale ed entrata di diritto nella storia del metal; il resto della canzone si gioca su toni meno tetri dei pezzi precedenti, con riff cadenzati intervallati da fraseggi chitarristici al vetriolo e un ritornello di grande impatto. Si torna nell’oscurità con Devil’s Island, buon pezzo sulla falsariga dei precedenti supportato ancora dai riff e dagli assoli angoscianti degli axemen. Ma ecco che arriva qualcosa di grosso, il vero capolavoro di Peace Sells, la geniale Good Morning/Black Friday, dove le atmosfere tormentate si fondono con una rabbia cieca dando origine ad una perla oscura di rara bellezza. Il brano comincia su toni lenti e malvagi, tessuti dai classici fraseggi di chitarra acuti e strazianti come urla di dolore, su cui arranca il rantolo disperato di Mustaine; in seguito, la furia esplode in riff ultraveloci e la voce di Dave si fa più stridula nella rabbiosa interpretazione del testo crudo e violento, per poi concludere con un coro ripetitivo e ossessivo. In Bad Omen il gruppo gioca ancora con atmosfere inquietanti, ottenute magistralmente grazie ad un ottimo lavoro di chitarra che abbina riff distorti a tenebrose divagazioni stridule; verso la metà del brano il suono si fa più corposo grazie ad una sezione ritmica complessa e variegata, e gli ultimi sentori dei Metallica di Kill’em All si possono sentire nell’assolo conclusivo. Giunge poi inaspettata I Ain’t Superstitious, cover di un pezzo di Willie Dixon dei primi anni ’60; il brano è riarrangiato in chiave megadethiana con un duetto di scale chitarristiche, ma il suo sentore rockeggiante risulta piuttosto fuori luogo nel contesto del disco. La conclusiva My Last Words vede invece un ritorno alle sonorità di Killing Is My Business, con una struttura semplice, ritmo veloce e parti vocali molto accattivanti. In conclusione, Peace Sells è la risposta sprezzante di Dave Mustaine alla società del benessere americana, un disco grezzo ma ricercato che punta tutto, riuscendoci alla grande, sulla creazione di ambientazioni sonore crude, tetre e negative, un abisso di pessimismo che rischia di ipnotizzare e catturare chiunque ascolti le sue note oscure. Un disco fondamentale per chiunque apprezzi il thrash metal, e un ottimo punto di partenza per chi vuole conoscere i Megadeth nel loro periodo migliore.