THE TIME OF THE OATH (HELLOWEEN, 1996)

SPEEDPOWER IN CRESCENDO DI POTENZA. Chiamati alla prova dopo un album di assestamento come “Master of the rings” che vedeva la formazione delle “zucche” tedesche rimaneggiata per 2/5, gli Helloween ci offrono un disco decisamente migliore del precedente. I puristi del genere hanno accusato il platter di poca originalità, mancanza di idee e produzione inadeguata: in realtà il disco è piacevole e pur non segnando un pilastro assoluto della discografia degli Helloween resta una pagina abbondantemente sufficiente per il combo europeo. Si parte subito con la potente 'We burn' e la classica power song 'Steel tormentor'. 'Wake up the mountain' ci porta in territori più cadenzati, mentre 'Power' presenta la classica melodia tipica delle zucche, una canzone fatta per essere eseguita dal vivo e cantata in coro. Il disco ci presenta pure ben tre ballate, ma se mentre 'A milion to one'ha la classica impronta della band tedesca, 'Forever and one (neverland)' e 'If I knew' hanno un approccio diverso, con passaggi di organo e atmosfere tipiche dell’hard rock anni 70, cosa alquanto inusuale per gli Helloween ma comunque un esperimento riuscito bene. 'Before the war' è un’altra song che punta molto sulla potenza, mentre la divertente e trascinante 'Anything my mama don’t like' ci dimostra come gli Helloween non hanno smarrito quella parte 'fun' che ha da sempre contraddistinto la musica del gruppo. Discorso a parte per 'Kings will be kings', probabilmente la canzone migliore dell’album insieme alla title track: in questa song si fondono in un perfetto amalgama potenza velocità e melodia con la classica impronta Helloweeniana. La lunga 'Mission motherland' intende riprendere quegli intrecci strumentali di songs senza tempo quali 'Halloween' e 'Keeper of the seventh keys'. Conclude l’album l’oscura e ritmata 'The time of the Oath' l’altro miglior pezzo del disco; canzone di grande impatto per il suo incedere cadenzato e apocalittico, anche questa un’ottima prova per una composizione atipica da parte delle zucche. Certo non siamo ai livelli dei due “Keeper” ma non credo sia più possibile rifare due capolavori come quelli, anche per gli Helloween stessi e ad ogni modo 'The time of the Oath' rimane un bell’album che ha rilanciato i tedeschi dopo parentesi davvero infelici.